Loretta Di Lelio in Lucia di Lammermoor (1946)

In Lucia di Lammermoor, Loretta Di Lelio has perhaps a minor part in vocal terms, but as Lucia’s fisrst maid, she practically accompanies the Lady of Lammermoor all through the opera. Thus she is in view a large part of the time, starting with her walking Lucia through Ravenswood’s gardens during the harp into to ‘Regnava nel silenzio’. Likewise, she can be seen standing besides Lucia throughout the sextet ‘Che mi frena in tal momento’, where she also has a few bars to sing. Ultimately, she stands behind Lucia during the mad scene ‘Il dolce suono’, singing two uniso bars in the ensemble section, although these appear to have been cut in this movie version.

Composer: Gaetano Donizetti
Opera: Lucia Di Lammermoor
1946

CAST

Nelly Corradi - Lucia
Mario Filippeschi - Edgardo
Afro Poli - Enrico
Italo Tajo - Raimondo
Gino Sinimberghi - Arturo
Adelio Zagonara - Normanno
Loretta Di Lelio - Alisa

Crew

Color:
Blck&white
Direction:
Piero Ballerini
After:
Sir Walter Scott
Screenplay:
Piero Ballerini Pier Giuseppe Franci
Production:
Opera Film
Fotography:
Mario Albertelli
Scenography:
Carlo Egidi

01
Regnava nel silenzio

SCENA IV

Parco. – Nel fondo della scena un fianco del castello,
con picciola porta praticabile.

Sul davanti la così detta fontana della Sirena,
fontana altra volta coperta da un bell’edifizio,
ornato di tutti i fregi della gotica architettura,
al presente dai rottami di quest’edifizio sol cinta.
Caduto n’è il tetto, rovinate le mura,
e la sorgente che zampilla si apre il varco
fra le pietre, e le macerie postele intorno,
formando indi un ruscello. –
È sull’imbrunire. Sorge la luna.

Lucia ed Alisa

LUCIA
(Viene dal castello, seguita da Alisa:
sono entrambe nella massima agitazione.
Ella si volge d’intorno, come in cerca di qualcuno;
ma osservando la fontana,
ritorce altrove lo sguardo)
Ancor non giunse!...

Alisa
Incauta!... a che mi traggi!...
Avventurarti, or che il fratel qui venne,
È folle ardir.

LUCIA
Ben parli! Edgardo sappia
Qual ne minaccia orribile periglio...

Alisa
Perché d’intorno il ciglio
Volgi atterrita?

LUCIA
Quella fonte mai
Senza tremar non veggo...
Ah! tu lo sai.
Un Ravenswood, ardendo
Di geloso furor, l’amata donna
Colà trafisse: l’infelice cadde
Nell’onda, ed ivi rimanea sepolta...
M’apparve l’ombra sua...

Alisa
Che intendo!...

LUCIA
Ascolta.
Regnava nel silenzio
Alta la notte e bruna...
Colpìa la fonte un pallido

Raggio di tetra luna...
Quando sommesso un gemito
Fra l’aure udir si fe’,
Ed ecco su quel margine
L’ombra mostrarsi a me!
Qual di chi parla muoversi
Il labbro suo vedea,
E con la mano esanime
Chiamarmi a sé parea.
Stette un momento immobile
Poi rapida sgombrò,
E l’onda pria sì limpida,
Di sangue rosseggiò! –

Alisa
Chiari, oh ciel! ben chiari e tristi
Nel tuo dir presagi intendo!
Ah! Lucia, Lucia desisti
Da un amor così tremendo.


LUCIA
Io?... che parli!
Al cor che geme
Questo affetto è sola speme...
Senza Edgardo non potrei
Un istante respirar...
Egli è luce a’ giorni miei,
E conforto al mio penar
Quando rapito in estasi
Del più cocente amore,
Col favellar del core
Mi giura eterna fe’;
Gli affanni miei dimentico,
Gioia diviene il pianto...
Parmi che a lui d’accanto
Si schiuda il ciel per me!

Alisa
Giorni d’amaro pianto
Si apprestano per te!
Egli s’avanza...
La vicina soglia Io cauta veglierò.

(Rientra nel Castello)

02
Che mi frena in tal momento

EDGARDO
(Chi mi frena in tal momento?...
Chi troncò dell’ire il corso?
Il suo duolo, il suo spavento
Son la prova d’un rimorso!...
Ma, qual rosa inaridita,
Ella sta fra morte e vita!...
Io son vinto... son commosso...
T’amo, ingrata, t’amo ancor! )

LUCIA
(Io sperai che a me la vita
(riavendosi)
Tronca avesse il mio spavento...
Ma la morte non m’aita...
Vivo ancor per mio tormento! –
Da’ miei lumi cadde il velo...
Mi tradì la terra e il cielo!...
Vorrei pianger, ma non posso...
Ah, mi manca il pianto ancor! )

ARTURO, RAIMONDO, Alisa, NORMANNO, CORO
(Qual terribile momento!...
Più formar non so parole!...

Densa nube di spavento
Par che copra i rai del sole! –
Come rosa inaridita
Ella sta fra morte e vita!...
Chi per lei non è commosso
Ha di tigre in petto il cor)

ENRICO, ARTURO, NORMANNO, CAVALIERI
T’allontana sciagurato...
O il tuo sangue fia versato...
(scagliandosi con le spade denudate
contro Edgardo)

EDGARDO
(traendo anch’egli la spada)
Morirò, ma insiem col mio
Altro sangue scorrerà.

RAIMONDO
(mettendosi in mezzo alle parti avversarie,
ed in tuono autorevole)
Rispettate, o voi, di Dio la tremenda maestà.
In suo nome io vel comando,
Deponete l’ira e il brando...
Pace pace... egli abborrisce
L’omicida, e scritto sta:
Chi di ferro altrui ferisce,
Pur di ferro perirà.
(Tutti ripongono le spade.
Un momento di silenzio)

ENRICO
(facendo qualche passo verso Edgardo,
e guardandolo biecamente di traverso)
Ravenswood in queste porte
Chi ti guida?

EDGARDO
(altero)
La mia sorte,
Il mio dritto... sì;
Lucia La sua fede a me giurò.

RAIMONDO
Questo amor per sempre obblia;
Ella è d’altri!...

EDGARDO
D’altri!... ah! no.

RAIMONDO

Mira.
(gli presenta il contratto nuziale)

EDGARDO
(dopo averlo rapidamente letto,
e figgendo gli occhi in Lucia)
Tremi!... ti confondi! Son tue cifre?
(mostrando la di lei firma)
A me rispondi:
(con più forza)
Son tue cifre?

LUCIA
(con voce simigliante ad un gemito)
Sì...

EDGARDO
(soffocando la sua collera)
Riprendi Il tuo pegno, infido cor.
(le rende il di lei anello)
Il mio dammi.

LUCIA
Almen...
EDGARDO
Lo rendi.
(Lo smarrimento di Lucia lascia divedere,
che la mente turbata della infelice
intende appena ciò che fa:
quindi si toglie tremando l’anello dal dito,
di cui Edgardo s’impadronisce sul momento)
Hai tradito il cielo, e amor!
(sciogliendo il freno del represso sdegno
getta l’anello, e lo calpesta)
Maledetto sia l’istante
Che di te mi rese amante...
Stirpe iniqua... abbominata Io dovea da te fuggir!...
Ah! di Dio la mano irata
Ti disperda...

ENRICO, ARTURO, NORMANNO, CAVALIERI
Insano ardir!... mi
Esci, fuggi il furor che accende ne
Solo un punto i suoi colpi sospende...
Ma fra poco più atroce, più fiero
Sul suo capo abborrito cadrà...
Sì, la macchia d’oltraggio sì nero
Col tuo sangue lavata sarà.

EDGARDO
(gettando la spada,

ed offrendo il petto a’ suoi nemici)
Trucidatemi, e pronubo al rito
Sia lo scempio d’un core tradito...
Del mio sangue bagnata la soglia
Dolce vista per l’empia sarà!...
Calpestando l’esangue mia spoglia
All’altare più lieta se ne andrà!

LUCIA
(cadendo in ginocchio)
Dio lo salva... in sì fiero momento
D’una misera ascolta l’accento...
È la prece d’immenso dolore
Che più in terra speranza non ha...
E l’estrema domanda del core,
Che sul labbro spirando mi sta!

RAIMONDO, Alisa, DAME
Infelice, t’invola... t’affretta...
(a Edgardo)
I tuoi giorni... il tuo stato rispetta.
Vivi... e forse il tuo duolo fia spento:
Tutto è lieve all’eterna pietà.
Quante volte ad un solo tormento
Mille gioie succeder non fa!

(Raimondo sostiene Lucia,
in cui l’ambascia è giunta all’estremo:
Alisa,e le Dame son loro d’intorno.
Gli altri incalzano Edgardo fin presso la soglia.
Intanto si abbassa la tela)

03
Il dolce suono… / In sì tremendo stato

RAIMONDO, ALISA e CORO
In sì tremendo stato,
Di lei, signor, pietà.
(sporgendo le mani al cielo)

RAIMONDO
S’avanza Enrico!...

SCENA VI
Enrico, Normanno e detti.

ENRICO
(accorrendo)
Ditemi:
Vera è l’atroce scena?

RAIMONDO
Vera, pur troppo!

ENRICO
Ah! perfida!... Ne avrai condegna pena...
(scagliandosi contro Lucia)

RAIMONDO, ALISA, CORO
T’arresta... Oh ciel!...

RAIMONDO
Non vedi Lo stato suo?

LUCIA
Che chiedi?...
(sempre delirando)

ENRICO
Oh qual pallor!
(fissando Lucia, che nell’impeto di collera
non aveva prima bene osservata)
LUCIA
Me misera!...

RAIMONDO
Ha la ragion smarrita.

ENRICO
Gran Dio!...

RAIMONDO
Tremare, o barbaro,
Tu dei per la sua vita.
LUCIA

Non mi guardar sì fiero...
Segnai quel foglio è vero... –
Nell’ira sua terribile
Calpesta, oh Dio! l’anello!...
Mi maledice!... Ah! vittima
Fui d’un crudel fratello,
Ma ognor t’amai... lo giuro...
Chi mi nomasti? Arturo! –
Ah! non fuggir... Perdono...

GLI ALTRI
Qual notte di terror!

LUCIA
Presso alla tomba io sono...
Odi una prece ancor. –
Deh! tanto almen t’arresta,
Ch’io spiri a te d’appresso...
Già dall’affanno oppresso
Gelido langue il cor!
Un palpito gli resta...
È un palpito d’amor.
Spargi di qualche pianto Il mio terrestre velo,
Mentre lassù nel cielo Io pregherò per te...
Al giunger tuo soltanto
Fia bello il ciel per me!
(resta quasi priva di vita,
fra le braccia di Alisa)

RAIMONDO, ALISA, CORO
Omai frenare il pianto
Possibile non è!

ENRICO
(Vita di duol, di pianto
Serba il rimorso a me!)
Si tragga altrove... Alisa,
Pietoso amico...
(a Raimondo)
Ah! voi La misera vegliate...
(Alisa e le Dame conducono altrove Lucia)
Io più me stesso In me non trovo!...
(parte nella massima costernazione:
tutti lo seguono, tranne Raimondo e Normanno)

RAIMONDO
Delator! gioisci
Dell’opra tua.

NORMANNO
Che parli?

RAIMONDO
Sì, dell’incendio che divampa e strugge
Questa casa infelice hai tu destata
La primiera favilla.

NORMANNO
Io non credei...

RAIMONDO
Tu del versato sangue, empio! tu sei
La ria cagion!... Quel sangue
Al ciel t’accusa, e già la man suprema
Segna la tua sentenza...
Or vanne, e trema.
(Egli segue Lucia:
Normanno esce per l’opposto lato)

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